Nata negli anni Ottanta con l’obiettivo di dar voce ai più significativi autori del territorio condiviso tra Friuli, Carinzia e Slovenia – da Alojz Gradnik a Pier Paolo Pasolini, da Christine Lavant a Peter Handke, da Zarko Petan a Celso Macor – la casa editrice Braitan dedica ora un volume a un emblema di quella cultura mitteleuropea che ha permeato così profondamente la vita intellettuale del Novecento: lo Staatsgymnasium di Gorizia, simbolo stesso dell’identità cittadina, fondata sull’interculturalità e sul plurilinguismo.

Hans Kitzmüller, germanista, traduttore, autore prolifico di ricerche e studi sulla cultura tedesca a Gorizia, restituisce, in questo breve ma densissimo volume impreziosito da numerose immagini, un affascinante ritratto dello storico istituto scolastico sito a Palazzo Werdenberg (oggi sede della Biblioteca Statale Isontina), testimonianza di una Weltanschauung – quella mitteleuropea appunto – fondata sulla consapevolezza di un’identità comune e sulla valorizzazione delle differenze individuali: una visione in gran parte sepolta sotto le ceneri delle guerre e dei più scellerati nazionalismi.

Convinto della necessità di porre rimedio a questo oblio, Kitzmüller riporta dunque alla luce la fertile attività dell’imperialregio Ginnasio di Stato di Gorizia, propulsore di una sorta di umanesimo mitteleuropeo che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento è stato il carattere distintivo di generazioni di letterati e di intellettuali: dagli archivi, dai diari, e dagli annuari dell’istituto riaffiorano le notizie sugli articolati programmi di studio trilingue – italiano, tedesco, sloveno, oltre al greco e al latino – e i prestigiosi curricula dei docenti, come quello dello storico e germanista tirolese Franz Xaver Zimmermann, autore di accurati studi sulla cultura tedesca a Gorizia, o quello del filosofo boemo Richard von Schubert-Soldern, professore di propedeutica filosofica proveniente dall’Università di Lipsia.

Ma sono soprattutto le figure dei suoi più illustri studenti a dare la misura del peso storico e culturale del Ginnasio goriziano: dallo stesso Alojz Gradnik, traduttore e poeta sloveno che ha fatto da tramite fra il patrimonio letterario italiano e il mondo slavo, con le sue traduzioni in sloveno dei capolavori della poesia italiana, che aveva imparato a conoscere e ad amare proprio sui libri del Ginnasio; a Ervino Pocar, menzionato negli annuari come uno degli studenti più meritevoli e straordinariamente dotati dell’istituto, che in seguito tradusse in italiano centinaia di capolavori della letteratura tedesca, da Hesse, a Kafka, a Thomas Mann. Ancora, l’allievo Franco De Gironcoli, che dopo il  diploma nel liceo goriziano conseguì la laurea in medicina a Vienna, distinguendosi anche per la sua eccellente attività di poeta e traduttore, e lo studente cormonese Dolfo Zorzut, poi scrittore e saggista, che scelsero invece il friulano.

Non mancano infine dei suggestivi e vivaci ritratti dei giovani Biagio Marin e Carlo Michelstaedter, che nelle aule di Palazzo Werdenberg strinsero amicizia e affinarono una incredibile profondità di pensiero che li portò a diventare rispettivamente uno dei maggiori poeti del panorama nazionale e uno dei più filosofi più promettenti e compianti del primo scorcio del Novecento.

Con il supporto delle loro biografie, curate rispettivamente da Alessandro Arbo e da Edda Serra, Kitzmüller tratteggia le figure di due animi inquieti e ribelli, che Gorizia non riuscì forse a trattenere e ad imbrigliare, ma che rappresentarono al meglio la grandezza dello spirito di una fase della storia europea di cui il capoluogo isontino fu il simbolo e il fulcro.

A corredo di questa breve nota bibliografica, va segnalato che questo prezioso volume è stato pubblicato sotto l’egida dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia, una circostanza non secondaria se si pensa che l’I.C.M. ha collaborato per decenni con alcuni dei protagonisti del volume (oltre che con lo stesso autore, ora membro del Direttivo e del Comitato Scientifico di Kadmos Studia) proprio con lo scopo di salvaguardare e di consolidare l’anima mitteleuropea della città: sia ribadendo l’unità di un territorio e di un popolo che la guerra aveva lacerato e diviso, sia estendendone la portata culturale fino a raggiungere tutti i Paesi dell’Europa Centrale. Un progetto di non semplice esecuzione che però ha prodotto una mole enorme di risultati: non ultimo, la candidatura di Nova Gorica e Gorizia, unite, a “Città Europea della Cultura 2025”. Alla luce di questo brillante traguardo, la storia dell’antico Staatsgymnasium si rivela un tassello fondamentale nella comprensione dello “spirito goriziano”: quella persistente e ineludibile condizione di “consapevolezza di una comune identità europea” che ben ha colto e annotato Hans Kitzmüller.

Hans Kitzmüller, Lo Staatsgymnasium di Gorizia. Notizie storiche e ricordi di allievi famosi, Braitan, 2021