È iniziativa meritoria della casa editrice Luni di Milano, ben nota ai lettori dei classici del pensiero d’Oriente e d’Occidente, la riedizione di una delle opere storiografiche di Ernesto Buonaiuti (1881-1946), presbitero, esponente del modernismo e fra i maggiori storici italiani del cristianesimo nella prima metà del secolo scorso. Note le vicende del Buonaiuti, nato a Roma in via di Ripetta in una famiglia del popolo capitolino, ordinato sacerdote nel 1903, scomunicato per le sue posizioni moderniste nel 1926 (ma fino alla morte egli si proclamò figlio fedele della Chiesa), titolare della cattedra di storia del cristianesimo all’Università di Roma dal 1915, esonerato dall’insegnamento nel 1931 per il suo dichiarato antifascismo. Fu riammesso nei ruoli solo nel 1944. Morì due anni dopo, sofferente per problemi cardiaci. Dal 2012 è Giusto tra le nazioni per aver salvato un giovane ebreo durante l’ultima guerra.

Questa biografia di Lutero venne pubblicata a Roma in prima edizione nel 1926, e si inseriva non solo nel percorso consueto di studi di uno storico del cristianesimo (e come ricorda Torno nell’introduzione, ponendosi con i lavori di Denifle, Grisar, Lortz), ma rispondeva per sensibilità, sollecitudini e prospettive a quell’intensa attività critica e teoretica che animava Buonaiuti nel suo confronto culturale in vista di un rinnovamento religioso, e che lo aveva posto in rotta di collisione con i contenuti dell’enciclica Pascendi (1907).

L’opera in sé non è certo favorevole alle istanze della Riforma, tanto che qualcuno ritenne che l’intento del suo autore fosse anche quello di segnalarsi favorevolmente per un ritorno in seno alla Chiesa (Buonaiuti, cui era stata proposta una cattedra a Losanna, la rifiutò perché rimase cattolico). Ci troviamo perciò di fronte a un saggio che fra le pieghe rivela anche i risvolti personali della sua sofferta vicenda di prete e credente. E Buonaiuti lo fa intendere da subito nella prefazione del libro: i tempi che stava vivendo come autore, tempi di svolta individuale e collettiva anche per i lettori di questo libro, non potevano non mutare “la nostra disposizione di spirito di fronte ai problemi della spiritualità e della religione”. È questa l’ammissione di uno studioso che – lui stesso poco dopo lo afferma – lavorò per anni in condizioni di “asprezza” e “gravosa difficoltà”.

Quella riproposta da Luni è l’ultima edizione dell’opera, recante la prefazione scritta nella solennità di Ognissanti del 1944. Il dato cronologico non è per nulla secondario. Buonaiuti con l’intuizione dello storico e l’acutezza dell’osservatore sociale e politico, in quell’ultimo scorcio della seconda guerra mondiale, le cui sorti erano ormai decise per la Germania, colse un nesso tra la Riforma, o meglio tra le sue conseguenze nella lunga durata, e l’affermazione del Nazionalsocialismo.

Buonaiuti nelle varie edizioni del saggio ha evidenziato la progressiva laicizzazione con Lutero della spiritualità tedesca, abbinata al “soggettivismo della giustificazione per fede” riversato a suo avviso nel soggettivismo kantiano. Ma sarà solo con l’idealismo che si affermerà una “totalitaria spiritualità del reale”, di cui lo Stato etico è corollario e applicazione conseguente. Buonaiuti vide perciò in quegli anni la correlazione fra la “statolatria hegeliana” e il regime nazista. Quest’ultimo, a fronte di una divisione confessionale che resisteva nonostante la raggiunta unità politica germanica, non poteva che appellarsi al vincolo di sangue e all’appartenenenza etnica per edificare una comunità nazionale realmente coesa e forte (non militarmente e socialmente fragile come nel 1918). A questo disegno né la Chiesa cattolica né quella evangelico-luterana seppero opporre una via alternativa, nonostante correnti di pensiero resistente (è il caso di Dietrich Bonhoeffer la cui vicenda presenta alcune similitudini con quella di Buonaiuti).

In giorni in cui si consumava, nel volgere di una generazione, la progressiva seconda disfatta militare e politica tedesca, a tre secoli dalla pace di Vestfalia che quell’ordine mitteleuropeo aveva sancito confermando la pace di Augusta e la divisione confessionale della Germania, questo profilo biografico di Lutero appare, per certi versi, anche il sofferto ritratto una crisi spirituale persistente nell’Europa di oggi.

Ernesto Buonaiuti, Lutero e la Riforma in Germania, introduzione di Armando Torno, Milano, Luni Editrice, 2020, pp. 425.