La Chiesa di Santa Barbara a Kutná Hora, città protagonista del romanzo Rizko. Foto di Jerzy Strzelecki, con modifiche. Commons Attribution 3.0 Unportded.

Renato Pilutti

Teologo e filosofo friulano, consulente d’impresa e presidente di vari Organismi di Vigilanza aziendali, presidente di Phronesis-Associazione nazionale per la Consulenza filosofica, Renato Pilutti collabora con atenei statali e pontifici, ed è autore di diversi saggi e articoli scientifici di carattere teologico-filosofico. L’ultima sua fatica editoriale è il romanzo storico Rizko: è un avvincente viaggio attraverso la Mitteleuropa scritto a quattro mani con il giornalista pordenonese Fulvio Comin, pubblicato nel 2021 da Albatros (Roma) e presentato a pordenonelegge. Come da sinossi, “Rizko è un uomo in fuga. Nella seconda metà del Seicento, abbandona con moglie e figli il paese in cui è nato, sulla riva destra del Dniepr, per andare verso occidente dove, si diceva, gli ebrei prendevano meno bastonate.” È l’inizio di una saga familiare segnata da un’iniziale fortuna, che attraversa più di tre secoli e mezza Europa: da Lublino a Cracovia, a Kutná Hora e fino a Venezia. Gli eventi e la storia “costringono a fare i conti con il passato.” Fino al doloroso confronto “che si conclude, nel secondo dopoguerra, a San Daniele del Friuli dove, in un piccolo cimitero dimenticato tra le colline, l’ultimo erede di una ‘onorata’ famiglia comprenderà che il destino non tollera maschere dietro le quali nascondersi.” Un romanzo vivo, che cala il lettore negli stessi territori percorsi da Kadmos: quelli geografico-culturali e quelli d’incontro e confronto tra punti di vista ed esperienze.

A ispirare Rizko è stata qualche circostanza peculiare?

Direi di no, nessuna circostanza particolare, ma un sentimento condiviso tra me e il coautore Fulvio Comin di provare a scrivere qualcosa che, prima di tutto ci piacesse, e poi fosse possibilmente anche utile, di questi tempi complessi e un po’ sgangherati. Beninteso, nessuna velleità smaccatamente pedagogica, che ci sarebbe parsa uno dei numerosi tentativi di certa letteratura contemporanea, molto presente anche nel giornalismo, di “insegnare a vivere agli altri”, da moralisti a buon mercato…

Come si è sviluppato il lavoro a quattro mani?

Ci siamo messi d’accordo sulla metodica: tu fai tre o quattro cartelle e me le invii, io ricambio, in tempi di una decina di giorni per ogni scambio, e con libertà d’intervento critico sul testo dell’altro. Ciò si è rivelato molto utile e produttivo, sia sotto il profilo della qualità narrativa, sia stilistica, perché a volte Comin ha alleggerito un mio pezzo, talora un po’ “saggistico”, talaltra ho provveduto io ad elevare filosoficamente e liricamente certi suoi passaggi.

Quale (magari inatteso) “valore aggiunto” ha portato questo modus operandi?

È stato un vantaggio la sua dinamica, per cui ogni pochi giorni vi era un confronto sul testo prodotto, al punto da creare delle vere e proprie tappe nel racconto, che ripartiva, o da un’intuizione creativa dell’uno o dell’altro, oppure da un ragionamento logico storiografico o morale.

Quali luoghi fondamentali attraversa la narrazione e su quali basi documentarie si sostiene?

Attraversa mezza Europa orientale e centrale, partendo dall’immenso fiume Dniepr, o Nipro, come lo chiamavano i Latini e ancora oggi gli Ukraini. La famiglia del protagonista Rizko Abrams, un venditore ambulante ebreo, si muove di lì verso occidente e attraversando quella che è sempre stata chiamata Galizia, che è stata tuttalpiù nazione multietnica, ma mai uno stato vero e proprio.
Gli Abrams si portano nella Galizia polacca a Lublino, dove accade un fatto che condizionerà poi tutta la storia, e poi a Cracovia. Il cammino procede in seguito verso le terre di Boemia nella città di Kutná Hora.
Le vicende successive, che avranno tratti di sorprendente novità e drammaticità, vedranno i successori di Rizko Abrams intrecciarsi con altre famiglie e cognomi fino a giungere in… Italia, a Venezia.
A questo punto sono passati più di due secoli dai tempi dell’inizio del viaggio di Rizko, che partì dallo shetl ukraino per fame e paura dei pogrom. E si giunge in pieno ‘900, con tutto ciò che un tanto significa, shoah compresa.
Circa la documentazione, ambedue ci siamo letti e riletti i Singer, Roth, Canetti e Pollock che ha scritto di Galizia e dintorni. Ovviamente, tutte le citazioni storiche riportate nel romanzo sono corrette, mentre la trama del racconto ha le caratteristiche della verosimiglianza, come insegnano i grandi maestri ottocenteschi, il nostro Manzoni, i grandi Russi, Dickens, Flaubert e così via. 

Cultura ebraica e Mitteleuropa sono due concetti che quasi si compenetrano. Che cosa manca di una certa Mitteleuropa dopo la shoah? Quali spunti la Mitteleuropa offre a un teologo? 

Non saprei dire che cosa manca ora alla MItteleuropa di quelle grande cultura ebraica che la caratterizzò per secoli, certamente quanto le ha tolto il delirio assassino del nazismo.
Occorrerebbe visitare quei luoghi, come solo Comin tra noi due ha fatto con completezza, per capire quanto ancora rimane del sostrato descritto nel nostro romanzo. Immagino che, a ben guardare, molto sia cambiato dai tempi descritti nel romanzo, ma molto possa ancora consentire di farsi un’idea di quel territorio straordinario e, per certi aspetti, unico. Per quanto attiene ciò che la Mitteleuropa può offrire a me, come teologo, certamente la possibilità di osservare e apprezzare un crogiuolo meraviglioso di convivenza tra culture religiose differenti, che vanno dalle varie declinazioni cristiane, soprattutto la ortodossa, ma anche la cattolica e la riformata, all’ebraismo askenazita e anche, in zone un po’ limitrofe, a un islam – si può dire – europeizzato dalla vicinanza della più morbida (rispetto al radicalismo wahabita) tradizione ottomana.
Ciò è tanto più importante di questi tempi nei quali in nome di “dio” si uccide e si trucida in molte zone del mondo. Non a caso scrivo “dio” con la minuscola.

La storia finisce a San Daniele del Friuli, passando per Venezia. Si esce dai “confini convenzionali” della Mitteleuropa, per entrare nel mondo latino (ladino), mediterraneo. È una vera uscita o il Friuli storico potrebbe considerarsi un’appendice sfumata della Mitteleuropa?  

Sono dell’idea insita nella domanda (retorica). Effettivamente il Friuli, ancora in parte poco conosciuto nel resto dell’Italia, in qualche modo “fa-anche-parte” della Mitteleuropa, considerando che solo nell’estremo nord-est del Friuli vi è l’incontro effettivo tra le tre grandi culture europee, quella latina, quella germanica e quella slava. In altre parole, si tratta del vero e unico confine interno dell’Europa, che richiama tutti a un sentimento di comune destino, proprio in tempi nei quali, da un lato una globalizzazione senza regole, dall’altro i localismi più sfrenati, si pongono su una direttrice di rifiuto di ogni costruttivo dialogo inter-umano, strada obbligata per salvare gli Esseri umani stessi, la Natura e il Pianeta. 

Durante la presentazione a PordenoneLegge avete sottolineato che, strada facendo, il vostro libro, nato quasi per gioco, ha cominciato a imporvi un’urgenza didattica, soprattutto nei confronti dei giovani lettori.  In una visione di “cultura” come volontà di “coltivare” il futuro, c’è un contributo della vostra opera che vi preme lasciare alle nuove generazioni?  

Vero. Cammin facendo ci siamo accorti dell’obiettivo “valore pedagogico” del romanzo. Non sarebbe male se fosse preso in considerazione dagli insegnanti di lettere, di filosofia e storia delle superiori, per aiutare nella conoscenza della storia i ragazzi di oggi, che poca o punta conoscenza hanno della storia stessa, e tantomeno di una vicenda particolare come quella del popolo della diaspora.
La narrazione di fatti, anche non realmente accaduti, ma posti in un contesto veridico, ha sempre avvicinato alla storia ogni tipo di lettore, che attraverso la mimesi del racconto può trovare un interesse per la storia in tutte le sue sfaccettature umane, economiche, politiche, sociali e anche etiche.
Ad esempio, capire ciò che è stato il nazismo attraverso la lettura di Rizko può essere già un buon contributo, tra altri stimoli che il libro contiene, alla crescita culturale dei giovani.
Ci piacerebbe molto che il nostro sforzo producesse anche questo risultato.

Rizko

Fulvio Comin, Renato Pilutti. Rizko. Roma, Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., 2020