Borgo Fornasir - Inaugurazione della chiesetta Mater Dei – Anno 1940

I. La memoria come fondamento dell’identità dei luoghi

La memoria è il tessuto invisibile che dà forma ai luoghi e alle comunità.

Non si tratta di una semplice registrazione del passato: è un atto culturale e politico, un modo di dare senso al presente attraverso il dialogo con ciò che è stato. La memoria è un intreccio di voci, emozioni, racconti e silenzi che insieme costruiscono l’identità di una comunità.  È questa coralità della memoria a trasformare un insieme di ricordi individuali in un patrimonio collettivo.

I luoghi che sanno custodire e rielaborare la propria memoria diventano, nel tempo, luoghi identitari. Non sono più semplici coordinate geografiche, ma spazi di appartenenza, di riconoscimento reciproco. La memoria diventa allora un bene comune, un capitale simbolico che rafforza i legami sociali e alimenta la speranza di futuro.

Nel Friuli storico, terra di confine e di passaggi, questa dimensione si percepisce con particolare intensità. È una regione che ha conosciuto guerre, migrazioni, cambiamenti politici e culturali profondi, ma che ha sempre trovato nella memoria — familiare, contadina, religiosa — un’àncora di continuità.
Ed è proprio in questo contesto che si colloca l’esperienza del Borgo Fornasir, una vicenda che unisce memoria, architettura, economia e comunità.

II. La memoria come ricostruzione comunitaria: il caso del Borgo Fornasir

Il lavoro di ricerca e di scrittura svolto da Nicolò Fornasir, in collaborazione con Fulvio Salimbeni e Veronica Ronchi, confluito nel volume Borgo Fornasir – Tessera friulana del mosaico mitteleuropeo (1933-1952), rappresenta un esempio emblematico di come la memoria possa rafforzare l’identità di una comunità.
Realizzato con il sostegno dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei (ICM) e della Regione Friuli Venezia Giulia, il progetto ha avuto una doppia valenza: storica e civile.

Sul piano storico, esso ha recuperato un patrimonio di documenti, fotografie, lettere e testimonianze che raccontano la vita quotidiana di un borgo agricolo nato nel cuore della Bassa friulana negli anni Trenta. Sul piano civile, ha permesso agli abitanti — passati e presenti — di ritrovare un senso di appartenenza, di riconoscersi in una storia comune, di rimettere in circolo valori che rischiavano di disperdersi.

Come in un laboratorio di memoria collettiva, il progetto ha fatto emergere ciò che lo storico Bruno Bonomo chiama «le voci dimenticate del territorio»: le storie degli uomini e delle donne che hanno abitato il Borgo, le feste religiose, i gesti del lavoro agricolo, le solidarietà quotidiane.
In questo modo, la storia non è rimasta confinata nei libri, ma è tornata a essere esperienza viva, occasione di incontro, di riconciliazione, di orgoglio comunitario.

Nel contesto attuale, in cui la globalizzazione tende a cancellare le specificità locali e la memoria sembra spesso ridursi a simulacro turistico, il Borgo Fornasir rappresenta una resistenza della memoria: un luogo che continua a raccontare sé stesso, ma anche un metodo, un modo di stare nel mondo.

III. Le origini del Borgo: una visione di modernità e solidarietà

La storia del Borgo Fornasir inizia nel 1933, quando l’ingegnere Dante Fornasir (1882-1958) decide di acquistare dal Comune di Cervignano del Friuli una vasta zona paludosa — il Manolet e Lis Codis — con l’obiettivo di bonificarla e renderla produttiva.
L’area, situata lungo la sponda sinistra del fiume Aussa, era allora in gran parte incolta, soggetta a ristagni d’acqua e malaria. Ma Dante Fornasir, uomo di formazione tecnica, vide in quelle terre un’opportunità: creare un’azienda agricola moderna, efficiente e al tempo stesso umana.

Con l’aiuto del cugino Francesco Fornasir, che curò la gestione agricola, nacque un complesso rurale organizzato secondo criteri innovativi per l’epoca: case per i lavoratori, stalle e magazzini funzionali, spazi comuni per la socialità e la preghiera.
Il cuore simbolico e spirituale del Borgo era la chiesetta di Santa Maria Mater Dei, consacrata nel 1940, punto d’incontro tra la dimensione materiale del lavoro e quella trascendente della fede.

L’esperienza del Borgo Fornasir si inseriva nel più ampio movimento di rinnovamento sociale che, negli anni Trenta e Quaranta, attraversava la pianura friulana: la bonifica delle paludi, la modernizzazione dell’agricoltura, ma anche la ricerca di modelli comunitari più solidali.
Come scrisse nel 1949 il giornalista Chino Ermacora sul Gazzettino, l’azienda dei Fornasir era «un’oasi di pace» e un esempio di «armonia tra produzione e dignità umana».

Il Borgo non fu mai soltanto un luogo di lavoro: fu una piccola comunità integrata, dove le famiglie vivevano in stretta collaborazione, condividendo fatiche, feste, educazione dei figli, momenti di preghiera e di solidarietà.
Era, in un certo senso, un microcosmo di welfare contadino ante litteram: un’utopia realizzata in scala locale, basata sul principio che il benessere collettivo nasce dalla partecipazione di tutti.

IV. La guerra, la resistenza, la prova del dopoguerra

Con la Seconda guerra mondiale, il Borgo conobbe tempi difficili.
Situato in una zona di confine strategica, tra la Bassa friulana e il Goriziano, divenne luogo di passaggio per soldati, partigiani e profughi.
Gli anni tra il 1943 e il 1945 furono segnati da tensioni, ma anche da gesti di coraggio e di solidarietà.
Francesco Fornasir, ricordato come uomo di grande fede e temperanza, ospitò parenti, sfollati e persino partigiani in fuga, mantenendo sempre un atteggiamento di rispetto verso tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica.

Dopo la guerra, il Borgo cercò di tornare alla normalità, ma la trasformazione economica del dopoguerra — l’industrializzazione, l’esodo rurale, la meccanizzazione dell’agricoltura — ne indebolì progressivamente la struttura.
Molte famiglie si trasferirono a Cervignano o a Gorizia, gli edifici cominciarono a deteriorarsi, e quella che era stata una comunità viva rischiò di diventare un luogo dimenticato.

Eppure la memoria del Borgo non scomparve: rimase custodita nei ricordi dei figli e dei nipoti, nelle fotografie, nei documenti conservati dalle famiglie, nella devozione verso la chiesetta.
Fu proprio questa memoria silenziosa, trasmessa di generazione in generazione, a rendere possibile, molti decenni dopo, il progetto di recupero storico e culturale promosso da Nicolò Fornasir.

V. Il lavoro della memoria: dal ricordo alla storia

L’opera di Nicolò Fornasir nasce da un atto di gratitudine e di responsabilità: il desiderio di restituire al Borgo e ai suoi abitanti la loro voce.
Durante gli anni della pandemia, l’autore ha raccolto documenti, lettere, fotografie e testimonianze familiari, intrecciandole con le ricerche storiche condotte dall’ICM. Il risultato è un libro che non si limita a raccontare, ma che riattiva la memoria: un testo che coniuga la dimensione affettiva del ricordo con il rigore della storia.

Come scrive Jaques Le Goff, «la memoria collettiva è uno strumento di potere ma anche di liberazione: conserva ciò che la società ritiene degno di essere tramandato».
Nel caso del Borgo Fornasir, questa memoria liberatrice ha permesso di riscoprire valori fondamentali: la solidarietà, la fede, l’ingegno, la dignità del lavoro.
Il libro ha stimolato incontri, ricerche, raduni di ex-residenti; ha ridato senso a un luogo che rischiava di essere percepito solo come rudere o testimonianza muta.
È stato, in tutti i sensi, un atto di ricucitura comunitaria.

VI. Il Borgo Fornasir oggi: un patrimonio da rigenerare

Il passo successivo è stato quello di immaginare un futuro per il Borgo.
Da questa esigenza è nato il progetto di riqualificazione e riconversione sostenibile che mira a trasformare il Borgo in un ecovillaggio contemporaneo, capace di unire le radici storiche con le sfide della modernità.

Il piano, elaborato nelle Linee guida per l’intervento redatte per l’ICM, si basa su tre grandi strategie di sviluppo:

  1. Riqualificazione architettonica: restauro ecologico degli edifici esistenti, creazione di spazi culturali e formativi (tra cui un Master in Architettura Bioclimatica, una sala conferenze da 220 posti, un asilo-ludoteca e un bed & breakfast).
    L’obiettivo è rendere il Borgo un luogo di incontro, di studio e di turismo sostenibile.
  2. Sistemazione ambientale e agricola: introduzione di coltivazioni biologiche e di un sistema idrografico valorizzato, capace di restituire vitalità ai terreni circostanti. Il paesaggio agricolo diventa parte integrante dell’identità del Borgo, recuperando l’antico rapporto tra natura e lavoro.
  3. Creazione dell’ecovillaggio: costruzione di nuove unità abitative ispirate al principio del co-housing, con spazi condivisi, percorsi pedonali e ciclabili, e un quartiere “senza auto”.
    L’idea è quella di fondare una comunità residenziale e formativa che viva secondo criteri di sostenibilità ambientale, equilibrio sociale e partecipazione democratica.

Il fiume Aussa, che un tempo delimitava i campi del Borgo, tornerà a essere la sua spina dorsale: via d’acqua, ma anche corridoio ecologico, collegamento naturale con la laguna di Marano e con i poli turistici di Aquileia e Grado.
In questa prospettiva, il Borgo Fornasir potrà diventare un punto di riferimento per la rigenerazione dei borghi rurali friulani, un modello di sviluppo compatibile con l’ambiente e radicato nella storia. Questo progetto è stato presentato a Ravello LAB/Colloqui Internazionali – il forum europeo di analisi, discussione e proposta sul rapporto tra cultura e sviluppo, promosso da Federculture, Centro Universitario per i Beni Culturali di Ravello e FormezItalia –  nell’ottobre del 2025, catalizzando l’attenzione di un pubblico di amministratori, direttori di festival, studiosi, imprenditori e policy maker, chiamati a riflettere su un tema tanto ampio quanto urgente: la cultura come leva di sviluppo sostenibile e coesione sociale.

VII. Dalla storia al futuro: la memoria come progetto

Ogni processo di rinascita autentica emerge dal riconoscimento della propria storia.
Il Borgo Fornasir insegna che la memoria non è un archivio immobile, ma una forza generativa: può diventare progetto, visione, futuro.
Ricordare, infatti, non significa tornare indietro, ma andare avanti portando con sé il senso di ciò che si è stati.
Il progetto di riqualificazione del Borgo incarna proprio questo spirito: non ricostruire un passato perduto, ma rimettere in circolo l’energia umana e spirituale che lo ha generato.

In un’epoca segnata da dispersione e individualismo, il Borgo può tornare a essere luogo di comunità, dove lavoro, cultura e ambiente si fondono in una nuova armonia.
La chiesetta, i campi, le case, i canali potranno tornare a vivere come spazi di incontro e di educazione, in dialogo con università, scuole, associazioni culturali e reti internazionali di ecovillaggi.

VIII. Conclusione: un’eredità viva

La vicenda del Borgo Fornasir ci mostra come la memoria sia la forma più alta di progettazione.
Solo chi sa ricordare, può costruire.
Solo chi riconosce le proprie radici, può dare futuro ai propri luoghi.

Il Borgo Fornasir è, in questo senso, un luogo-simbolo: una tessera friulana del mosaico mitteleuropeo, un microcosmo in cui storia, architettura e umanità si intrecciano.
Dal gesto visionario di Dante e Francesco Fornasir al lavoro paziente di Nicolò e della sua comunità, fino alle prospettive di rinascita sostenibile, tutto converge verso un unico messaggio: la memoria è vita in movimento.

E forse è proprio questo che il Borgo continua a insegnarci, nel silenzio della sua chiesetta affacciata sull’Aussa: che il tempo non cancella, ma trasforma; che i luoghi ricordano; e che ogni comunità che sa raccontarsi trova, nella propria storia, la forza di ricominciare.