“Quadri” di un’esposizione: un Museo vivo creato dalla Scuola
Esplorando Tripadvisor alla voce “Gallerie d’arte d’Italia”, trovo con sorpresa che i turisti collocano all’ottavo posto – tra la Biennale di Venezia di Ca’ Giustinian e la Casa d’Arte Futurista Depero di Rovereto – la Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo. Al di là delle interpretazioni che si possono dare di queste classifiche e dei metodi di categorizzazione sicuramente discutibili, resta il fatto che centottanta recensioni parlano di questo luogo con parole e toni entusiastici, come: “Bellissima esperienza la visita a questo centro di eccellenza a livello mondiale. Gli interni non sono semplici aule, ma racchiudono la storia del mosaico dalle origini ai giorni nostri. Capolavori assoluti. Insegnanti e allievi eccezionali. Ospitalità squisita.” Oggi, lo testimoniano proprio i social, la Scuola di Spilimbergo è diventata anche un polo di attrazione turistica e un luogo che offre a tutti esperienze d’immersione (non virtuale!) nel mondo del mosaico, attraverso la possibilità di visite individuali, di visite guidate, ma anche di corsi serali o settimanali, di laboratori didattici a misura di famiglia. Attraverso questa molteplicità d’iniziative, questa fantasia e tenacia organizzativa, la Scuola arriva ad attrarre oltre trentamila visitatori all’anno, con pullman di turisti che vi giungono da ogni parte d’Italia e dai vicini Paesi europei. L’esperienza, del resto, vale la pena, offrendo l’opportunità di ammirare da vicino centinaia di opere realizzate nel corso di un secolo di storia di questa Istituzione, ma che raccontano almeno duemila anni di evoluzione della tecnica e dell’arte musiva.

Foto di Romeo Pignat
Il percorso si snoda lungo un’insolita Galleria viva, da cui si può anche accedere alle aule: incontrare allievi e maestri impegnati nel loro lavoro, ascoltare la “musica” del taglio delle tessere, toccare con mano i materiali lapidei e vitrei che costituiscono la sostanza di questo nobile mestiere artigianale, osservare progetti in cantiere o prototipi posati tra i banchi. Qui la Bottega artigianale senza tempo” si sposa con un emozionante viaggio nel tempo, regalandoci l’impressione di un mestiere permeato di umiltà certosina, rendendoci consapevoli di come la bellezza sia frutto della pazienza, della concentrazione individuale e, insieme, di propensioni al lavoro di gruppo che convergono “magicamente” verso il fine comune dell’opera realizzata. Quasi sempre, nell’arte musiva monumentale il risultato finale è la composizione – il mettere insieme – di tanti contributi che provengono da mosaicisti differenti, ciascuno teso a far scomparire le linee di frontiera tra la sua e le altre parti, a rendere impalpabile l’impronta personale, come voce che aspira a fondersi in un canto corale.

Foto di Daniele Tibaldi
La Galleria propone un viaggio a più tappe, con un’escursione dall’arte antica greco-romana a quella contemporanea, che apre i cancelli della memoria scolastica, offrendo nuovi stimoli di conoscenza. Si comincia con riproduzioni di celebri mosaici lapidei, che spesso colpiscono per le delicate cromie ottenute con tessere minute, derivate da materiali naturali come quei sassi dei fiumi friulani che hanno ispirato la locale tradizione musiva. Si riconoscono brani di capolavori, quali la Battaglia di Isso, mosaico romano del 100 a.C. dedicato alla gloriosa vittoria di Alessandro il Grande e conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Anche la “nostra” Aquileia è ampiamente documentata: da una copia parziale del raffinato mosaico del Fiocco allacciato a un tralcio di vite, risalente al I sec. a.C. e proveniente da una villa romana dei fondi Cossar; a un particolare di mosaici pavimentali dell’Aula Nord della Basilica, opera paleocristiana del IV sec. che rappresenta una coppia di polli sultani contrapposti e separati da un tirso di mele. I colori sgargianti degli uccelli sembrano preludere alla rivoluzione del colore (e della luce) diffusa da Bisanzio, qui documentata con scorci di opere musive che spaziano dai famosi ritratti di Giustiniano e Teodora della Basilica di San Vitale a Ravenna, ad alcuni particolari del catino absidale di San Giusto a Trieste, passando attraverso stilizzate iconografie dell’Oriente ortodosso.
Il contatto ravvicinato con le realizzazioni degli allievi e anche la possibilità di osservare i campionari in magazzino, ci aiutano a comprendere il peso dei materiali nell’evoluzione dell’arte del mosaico, con l’avvento delle paste vitree colorate, della foglia d’oro, e poi dei puri smalti veneziani, ottenuti attraverso “formule segrete” e le fusioni nelle fornaci. In questo percorso, insieme affascinante e istruttivo, s’inseriscono anche copie di realizzazioni di due grandi mosaicisti di Sequals: una del XVI sec. di Domenico Bianchini ditto Rossetto, che ne testimonia la presenza nella fabrica della Basilica di San Marco a Venezia, e un Orfeo ed Euridice dell’Opéra Garnier di Gian Domenico Facchina, il padre del mosaico moderno. Procedendo nella linea del tempo, sino ad arrivare ai nostri giorni, i lavori musivi si confrontano con originali autorevoli: dalla Pietà di Michelangelo al Cane al guinzaglio di Giacomo Balla. Gli occhi scorrono davanti a continue sorprese: dal divisionismo di Seurat a citazioni di arte astratta, dove il mosaico è impiegato con tecniche sperimentali e accostato creativamente ad altri materiali, con dinamiche vibrazioni di materia, di colore e di luce.

Foto di Daniele Tibaldi
La salita al primo piano – attraverso una scala spettacolare che esalta la maestria dei terrazzieri – ci porta nella sezione dedicata alle opere monumentali realizzate su commessa in tutto il mondo e nel corso di un secolo dalla Scuola-Impresa di Spilimbergo: da quelle più antiche come il ciclo musivo di 10mila mq del Foro Italico di Roma, a quelle più recenti per la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, per il Kawakyu Hotel a Shirama (Giappone), per la stazione metropolitana al World Trade Center – Ground Zero – a New York, e tante altre. Entrando in punta di piedi nelle aule, si possono intanto sbirciare i “lavori in corso”, che spaziano dall’arredo urbano al design di prodotto e mostrano la vitalità di questa “Bottega didattica” che coglie sollecitazioni creative da ogni parte del Pianeta. A consolidare questa forte impressione, sono le molteplici composizioni realizzate dagli allievi, prendendo spunto da idee e da proposte di artisti internazionali, e dove si dà particolare risalto al confronto – e alla contaminazione – del mosaico con altre tecniche, come la fotografia, o all’uso creativo e “provocatorio” dei più disparati materiali.

Foto di Daniele Tibaldi
Chiude la visita di questa straordinaria Galleria viva, un’ala dedicata alle collaborazioni storiche con grandi artisti del nostro territorio, da Giuseppe Zigaina a Vittorio Basaglia, da Toffolo Anzil a Lojze Spacal, per citarne solo alcuni. È il riconoscimento della vitalità locale di quest’arte antica, che si è confrontata con le civiltà di Roma, di Bisanzio, di Venezia, senza mai staccarsi dalla terra friulana e continuando a ispirare i suoi figli. Del resto, non è difficile capire perché, attraversando i paesaggi che circondano Spilimbergo, con i vasti greti sassosi dei fiumi e i silenzi che calano da profondi cieli luminosi.
Ed è ancora più facile capirlo ascoltando il Maestro Luca Nardini, intento nel suo lavoro in un’aula.
“Fare il mosaicista mi regala il privilegio di trascorrere molti momenti di contemplativa solitudine in luoghi straordinari come la Basilica di San Marco a Venezia. Essere lì, sotto quel cielo d’oro, abituarsi pian piano a quell’ombra soffusa di pulviscoli di luce, ammirare e toccare quei capolavori che hanno attraversato i secoli, è una sensazione indescrivibile, una proiezione in una dimensione al di là del nostro tempo, in un’epoca lontana, in uno spazio assoluto, spirituale.”
Anche incontri e parole come questi fanno parte di una visita a questa Scuola speciale. Anzi unica.

Foto di Daniele Tibaldi
Per visite e informazioni
https://scuolamosaicistifriuli.it/









