Lungo la strada che da piazza del Duomo porta al vasto alveo del Tagliamento, sfiorando l’antica chiesetta dell’Ancona.
Foto di Romeo Pignat

Ci sono luoghi dove le vocazioni artistiche hanno radici nella natura e nel paesaggio, e dove il paesaggio stesso è opera d’arte. Uno di questi è Spilimbergo, italianizzazione del tedesco “Spengerberg”, il nome dei conti di Carinzia che qui stabilirono un castrum intorno all’XI secolo. L’interesse dei nobili austriaci per questo territorio, frequentato fin da epoche remote, aveva fondate ragioni per la sua posizione di naturale snodo viario: da queste parti era passata anche la strada romana che congiungeva Sacile a Gemona e, attraverso il Tagliamento, risaliva fino all’Austria e all’Europa Centrale. Il rilievo strategico della città cresciuta intorno al castello contribuì al suo sviluppo economico e commerciale, rendendola prospera già durante il Patriarcato di Aquileia, e portandola al massimo splendore nel Rinascimento, sotto il dominio della Serenissima. Oggi Spilimbergo conserva preziose testimonianze artistiche della sua età dell’oro: dal magnifico duomo romanico-gotico di Santa Maria Maggiore, con gli affreschi absidali trecenteschi della scuola di Vitale da Bologna e l’organo decorato con le tele e le tavole del Pordenone, al singolare Castello che nel cortile interno accoglie il gotico-rinascimentale Palazzo Dipinto affrescato dal Bellunello, agli straordinari stalli rinascimentali del coro ligneo nella chiesa dei Santi Giuseppe e Pantaleone, opera del vicentino Marco Cozzi, autore del coro capolavoro della basilica dei Frari a Venezia.

Un particolare del Palazzo Dipinto nel Castello di Spilimbergo.
Foto di Denis Scarpante / Shutterstock.com

Dalla piazza del Duomo, con una breve passeggiata si raggiunge il defilato Borgo Valbruna, che in passato accoglieva botteghe artigianali. Lo corona ai margini il palazzo comitale degli Spilimbergo di Sopra, che oggi si presenta come un elegante edificio affrescato del XVI secolo di gusto veneziano, consegnato alla città dopo attenti restauri e oggi diventato sede municipale. Qui operò dal 1538 al 1541 l’Accademia umanistica diretta da Bernardino Partenio, con il sostegno del conte Adriano da Spilimbergo. Il sito è quasi “leopardiano”, per la sua collocazione panoramica sullo sperone che domina la vasta depressione del Tagliamento, una sorta di valle pronta a raccogliere le acque del fiume durante le piene. Da qui la vista spazia verso il Monte di Ragogna, San Daniele del Friuli e i Colli Morenici, le Prealpi e le Alpi Giulie: è uno dei balconi più emozionanti aperti sull’infinito friulano, ed è anche il posto ideale per comprendere come la collocazione privilegiata, di crocevia e di vedetta, di Spilimbergo ne abbia determinato il glorioso destino. Da quassù, osservando l’ampio letto del Tagliamento, è anche facile immaginare i miliardi di sassi portati e levigati dal grande fiume nel suo scorrere, così come quelli arrivati dai suoi fratelli (o sorelle?) minori e vicini: il Cosa, il Meduna, il (la?) Cellina…

Il palazzo comitale degli Spilimbergo di Sopra, oggi sede municipale, affacciato sull’ampio letto del Tagliamento.
Foto di Romeo Pignat

La presenza di abbondante materia prima cromaticamente variegata, lo spirito della non lontana Aquileia, la dominazione della Serenissima con i pavimenti alla veneziana e alla palladiana dei suoi magnificenti palazzi, devono aver acceso l’ingegno locale, indirizzando qui la naturale propensione friulana al lavoro manuale verso attività ben precise: dal Cinquecento al Novecento intere generazioni di terrazzieri e mosaicisti di Spilimbergo, Sequals, Colle, Solimbergo, Arba, Fanna, Cavasso Nuovo, sono partite inizialmente verso Venezia, la grande ispiratrice, per poi emigrare in via temporanea o definitiva verso luoghi più lontani, dai Paesi della Mitteleuropa geograficamente e storicamente collegati a questo territorio, alla Francia della Belle Époque, agli Stati Uniti.

Molti di loro sono diventati impresari “ricchi e famosi”, hanno contribuito alla decorazione di monumenti universalmente noti come l’Opéra di Parigi e la Library of Congress di Washington. Tra i protagonisti di questa storia merita una particolare menzione quel Gian Domenico Facchina, nato a Sequals nel 1826, che fondò a Cannaregio (Venezia) una fornace-laboratorio per la produzione di smalti veneziani, dando inizio a una vera e propria rivoluzione nel settore del mosaico vitreo e consacrandolo all’Esposizione Universale di Parigi del 1867, tanto da essere ingaggiato dall’architetto Charles Garnier proprio per i lavori all’Opéra.

La Carte d’exposant di Gian Domenico Facchina, per la Esposizione Universale di Parigi del 1878.
Foto di Romeo Pignat, per gentile concessione della Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo

Oggi, l’esperienza acquisita nel corso dei secoli dagli artigiani e dai maestri locali dell’arte musiva, ha portato i suoi frutti anche nel territorio, dove esistono sia fabbriche specializzate nella produzione dei materiali, sia laboratori di mosaicisti che operano su commessa in tutto il mondo.

Il baricentro simbolico, culturale e creativo di queste attività – quello che ha fatto di Spilimbergo l’indiscussa Città del Mosaico – è la Scuola Mosaicisti del Friuli, diventata “un punto di riferimento a livello mondiale per la formazione di professionisti e la divulgazione dell’arte del mosaico”. Un’istituzione fondata nel 1922, per non disperdere e valorizzare una vocazione locale consolidata nei secoli. Un “tempio” dell’eccellenza senza frontiere, oggi frequentato da studenti di 22 nazionalità. Un laboratorio del sapere e del saper fare che contribuisce con i suoi talenti alla realizzazione d’importanti opere su scala planetaria. Per citarne una su tutte: il rivestimento della cupola del Santo Sepolcro a Gerusalemme, 345 m2 di composizione musiva interamente realizzata all’interno della Scuola.

La Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo.
Foto di Daniele Tibaldi

Attraverso il mosaico e la Scuola di Spilimbergo, si è data e si dà linfa a questo territorio speciale del Friuli Venezia Giulia. Sono stati gettati e si continuano a gettare ponti tra periodi storici, luoghi cardinali e grandi tradizioni artistiche e artigianali: tra occidente e oriente, tra il mosaico lapideo dell’antica Roma e di Aquileia, e il mosaico vitreo di Bisanzio-Ravenna-Venezia. Tra le opere del passato e le realizzazioni dell’architettura contemporanea. Lungo la strada di Spengerberg, che ha collegato i crepuscoli smaglianti della Laguna di Venezia alle brume delicate della Mitteleuropa, continuano a muoversi idee, linee, visioni, che creano meravigliosi intarsi di colore e di luce.