Michele Martina durante il I Incontro Culturale Mitteleuropeo di Gorizia nel maggio, a fianco del poeta Giuseppe Ungaretti. Alle loro spalle il poeta Celso Macor
Foto di Edvigio Altran

Il 60° INCONTRO Culturale Mitteleuropeo è un’occasione importante per riflettere su quello “spirito di Gorizia” che venne alla luce con tutto il suo potenziale costruttivo e il suo sentimento europeistico, durante la straordinaria esperienza di dialogo tra il sindaco di Gorizia Michele Martina e il sindaco di Nova Gorica Joško Štrukelj, nella metà degli anni Sessanta. Il loro INCONTRO, partendo “dal basso”, dai problemi concreti e coraggiosamente condivisi di due amministrazioni comunali, traguardava verso una nuova e alta visione d’Europa, ampiamente inclusiva, al di là dei muri che l’avevano lacerata.

Il cancelliere della Repubblica Federale Tedesca Willy Brandt, avendo compreso la portata di questa “esperienza goriziana”, invitò Michele Martina alla Kongresshalle di Berlino per portare la sua testimonianza. Il suo discorso, tenuto il 9 aprile 1967 davanti a una vastissima platea, colpisce e commuove ancora oggi per la sua forza, la sua umiltà e la sua visionaria attualità. Per questo vogliamo riproporlo in questo numero della rivista Kadmos: non a caso nella rubrica “Futuri”.

Discorso tenuto dal Sindaco di Gorizia on. Michele Martina nella Kongresshalle di Berlino il giorno 9 giugno 1967.

Mi sia consentito di esprimere brevemente alcune considerazioni di carattere generale ma soprattutto di portare qui, in questa assemblea, un’esperienza locale e personale, che penso sia veramente interessante e significativa, e che sono certo si inserisce, sia pure in una dimensione limitata, nel discorso più vasto sul contributo che i Comuni e in genere gli enti locali possono portare all’unità europea.

Uno dei più attuali problemi europei è quello di allargare l’area geografica dell’Europa come oggi si configura per la situazione politica esistente.
Anche Paesi che per la vicenda storica e politica di questo dopoguerra non fanno parte degli organismi economici ed associativi europei, ma che appartengono per tradizione, per cultura e per storia all’Europa, devono trovare il loro posto nella comunità europea di domani.
Anche noi siamo fra quelli che credono che l’Europa non vada costruita su schemi di convenienza economica, ma debba soprattutto guardare ad una integrazione politica che offre per matrici la storia, la cultura e la civiltà, e che deve esprimersi in comprensione fra i popoli, in convivenze amichevoli fra nazionalità diverse, in umanità.

È acquisito generalmente che questa funzione di legame fra i popoli e di unione in una patria più grande va affidata soprattutto alle comunità locali, che hanno un più immediato contatto e che rappresentano più genuinamente le popolazioni.
In questa visione desidero recare qui un’esperienza della mia città: Gorizia.
Gorizia è una città tagliata fra le case da un confine che la chiude in una sacca. Tormentata e distrutta dalle dodici battaglie dell’Isonzo nella prima guerra mondiale, con la seconda guerra ha perso 9/10 del suo territorio, passati alla Jugoslavia. Un’economia sconvolta. Rancori fra le due popolazioni che la guerra e l’immediato dopoguerra hanno lasciato come piaghe insanabili a dividere le due nazionalità, italiana e slovena.

In questa situazione, con pazienza, 5 o 6 anni fa, affrontando momenti difficili nella stessa opinione pubblica, è iniziato fra i Comuni vicini uno scambio di contatti, un dialogo su problemi di reciproco interesse. Due città divise dalla frontiera avevano ed hanno questioni da risolvere: problemi di armonizzazione di piani regolatori di strade, di acque, di fognature, di terreni agricoli in Jugoslavia di proprietà di agricoltori italiani e viceversa. È stata la base di una prima discussione e di primi risultati che ha portato poi a problemi ben più ampi: un’autostrada internazionale di collegamento fra la rete autostradale italiana e quella centro-orientale europea che passerà per entrambe le città confinanti di Gorizia e Nova Gorica, traffici di confine, scambi economici fra le due zone. Problemi non di diretta pertinenza degli Enti Locali ma per la soluzione dei quali le municipalità si facevano portavoce presso i rispettivi governi. Si sono aggiunti parallelamente a questi colloqui scambi culturali e di esperienze: è ritornata nelle popolazioni una reciproca fiducia, i contatti fra gli abitanti delle due zone hanno registrato un aumento vorticoso che si documenta con il numero dei passaggi al confine. Oggi possiamo dire che Gorizia ha con la Jugoslavia una frontiera fra le più aperte. E si tratta di due Stati a regime politico ed economico diverso.

Oggi in queste due città divise da un confine per tanti anni difficili si lavora insieme per il futuro delle popolazioni.

Con lo stesso spirito Gorizia ha cercato ed avuto contatti con le regioni vicine: con l’austriaca Klagenfurt in Carinzia, con la jugoslava Lubiana in Slovenia. Sono la Carinzia e la Slovenia, con il Friuli Venezia Giulia, tre regioni, un triangolo di una piccola parte d’Europa, che hanno ripreso un dialogo cordiale, fattivo ed operano per un futuro di comune collaborazione. Ritrovano così idealmente ed anche nella realtà delle cose, nonostante tante difficoltà, quell’unione nella quale fino a cinquant’anni fa le aveva legate la comune civiltà mitteleuropea.
Mi rendo conto che la nostra esperienza è stata più fortunata di altre zone di confine che ancora oggi non hanno potuto avviare un dialogo per obiettive difficoltà a tutti noi note. L’augurio è che anche queste terre di confine possano trovare la strada di cooperazione in tutti i campi.
Ho voluto recare questo contributo, non come vanto, né solo come voce di speranza per il domani dell’Europa, ma come elemento concreto e sperimentato di quanto possano fare, operando con tenacia i Comuni europei per la meta unitaria cui tutti aspiriamo e che è ancora il tema fondamentale di questo nostro incontro di Berlino.

Michele Martina

Foto di gruppo in occasione del I Incontro Culturale Mitteleuropeo: da sinistra Biagio Marin, -, Giovanni Vezil, Giuseppe Ungaretti, Celso Macor, Michele Martina, -, Pasquale De Simone, Bruno Gregorin.
Foto di Edvigio Altran