PAGINE DA “IL PICCHIO”: Pazzia
(Prandi, Il Picchio, 1 settembre 1962, p. 3)
Un racconto tratto dalla collezione completa riproposta da ICM del giornale redatto dai pazienti e dal personale dell’OPP di Gorizia durante la direzione di Franco Basaglia
PAZZIA
Bert Nemsit uscì dal Palazzo degli Uffici e con passo pesante, un pò curvo come fosse oppresso da gravi pensieri, scese lentamente la 46a Strada. Peggy, sua moglie, gli aveva trasformato gli ultimi due anni in un inferno. Era stata malata, molto ammalata, non a lungo, solo quattro o cinque giorni, ma la malattia l’aveva del tutto trasformata.
Non scambiava più una parola già da due mesi, non compì più alcun lavoro domestico, non fece più nulla. Lo fissava soltanto, immobile. Dovunque egli si movesse in casa, essa lo seguiva muta, e subitaneamente egli ebbe paura di quel sorriso perfido e sornione come se essa fosse in attesa di qualche cosa. Ma pensò che era bene così, bene che non lo abbia ascoltato, bene che non urlasse, così tutti potevano pensare che il loro felice matrimonio perdurasse ancora e nessuno poteva pensare male se il giorno dopo essa fosse morta.
Entrò nel Drugstore e si diresse verso il banco.
„Lei desidera”?
„Veleno per topi” disse Bert.
Il droghiere prese il pacchettino e glielo porse.
„Fa un dollaro e novantanove”.
„Voglio tre pacchettini” precisò Bert.
„Tre”? Ma se ognuno pasta per cinquanta topi.
„Sì, tre”. Ho un magazzino di granaglie e mi servono per questo.
Uscì e passò in un altro negozio ove comprò un fiasco di vino.
Era già buio quando Nemsit entrò nel suo portone. Il portiere se ne stava lì appoggiato a fumarsi un sigaro.
„Si fa un pò di bisboccia”? fece, indicando il fiasco di vino e rispondendo al saluto.
„Sì, è il nostro ventesimo compleanno di nozze, peccato che mia moglie è di nuovo piuttosto ammalata”.
„C’è qualcosa che non va con quel Nemsit” disse il portinaio alla propria moglie, „mi ha raccontato che sua moglie è nuovamente ammalata”.
„Sua moglie?”
„Sì, proprio così, credo che andrò proprio a dare nn’occhiata da Nemsit”.
„Credo che potremo ugualmente cenare prima che tu vada” gli disse la moglie e così si misero a mangiare.
In quel mentre che si svolgeva il colloquio tra il portiere e sua moglie, Bert Nemsit entrò in casa.
„Hallo Peggy, ti ho portato qualcosa per il ventesimo compleanno delle nostre nozze” e non ottenendo ne risposta ne cenno, tristemente si avviò in cucina a prendere il necessario per aprire il fiasco del vino al quale misurò i tre pacchettini di topicida.
La morte per centocinquanta topi.
Riempì il bicchiere e lo passò alla moglie seduta dall’altra parte della tavola.
„Bevi per piacere”.
Essa lo guardò muta senza muovere dito.
„Devi bere” urlò, e detto ciò si alzò furioso, prese il bicchiere e glielo fece trangugiare tutto o quasi.
Essa non oppose alcuna resistenza.
Doveva mancare poco ormai che essa scivoli dalla sedia e si accasci al suolo; passarono cinque minuti — un quarto d’ora…. Niente.
Con mano tremante si tolse di tasca le canulle di vetro leggendo le istruzioni d’uso.
„Un veleno veloce ed umanitario” stava scritto vicino alla testa di morte”, „dopo l’uso lavarsi bene le mani che già piccoli rimasugli possono provocare gravi sintomi d’intossicazione”.
Aprì macchinalmente il rubinetto dell’acqua e si lavò le mani.
Un veleno veloce……. forse solo per topi, pensò……. nel caso di persone umane esso agisce forse più lentamente…. già venti minuti sono trascorsi…., quando uscirò dal bagno sarà certamente morta e concluso questo aprì l’uscio.
Peggy stava nell’andito e lo guardò sorridendo perfidamente.
„No” urlò istericamente alzando timorosamente le mani, „non puoi più vivere,…. non devi!…..” e corse come pazzo nel tinello.
Si fermò davanti il tavolo e guardò il bicchiere.
Sentì gli occhi di lei nella schiena, stava subito dietro lui e guardò le poche gocce di vino rosso nel bicchiere.
Guardò Peggy che stava bene come sempre.
Prese il bicchiere e vuotò il rimasto in un solo sorso.
Quando posò il bicchiere sul tavolo egli sentì uno strano senso di vuoto alla testa, nelle sue orecchie sentì un rumore come di una cascata; la camera non la vide più, solo Peggy egli vide distintamente, stava davanti a lui e lo guardava sorridendo.
Nemsit sentì mollarsi le sue ginocchia, cercò di aggrapparsi all’angolo del tavolo ma non ne ebbe più la forza e rovinò a terra sul piancito.
„Assassina” gorgogliò, „Assassina!”.
Stava piegata su di lui e gli sorrise perfidamente.
„Assassina!”.
Non sentì più che bussavano alla porta, come questa venne sfondata e come dei passi risuonarono nell’andito.
„Mr. Nemsit!”; qualcuno lo scuoteva per le spalle.
„Mi ha ucciso…. veleno da topi……”.
„E morto” disse il poliziotto laconicamente, „sempre-suicidio”.
„Lo sapevo che andava a finire così” disse il portiere: „sua moglie è morta da due mesi ed egli non si è mai ripreso dal colpo per la perdita sofferta”.
PRANDI
NOTA: sono state intenzionalmente mantenute alcune forme del testo originale, anche quando possono apparire come refusi o anomalie linguistiche.




